La genesi di Mauro Ferlasca

Quando ho iniziato a scrivere "La villa sul lago", sapevo che al centro della storia ci sarebbe stato un uomo in bilico. 
Non un eroe senza macchia, ma un protagonista capace di muoversi con competenza e lucidità nel mondo degli affari, e allo stesso tempo tormentato da domande personali che non trovano risposte semplici. 
Così è nato Mauro Ferlasca. La sua genesi è un intreccio di suggestioni: la precisione strategica di un George Smiley di John le Carré, capace di leggere una stanza più che un documento; la compostezza elegante e un po’ disillusa di un Philip Marlowe trasportato però dal noir americano alle sale riunioni milanesi; il senso del dovere e del conflitto interiore di un Atticus Finch (Harper Lee) che, pur restando nello spazio legale, si muove spesso in zone eticamente grigie. 
 A queste influenze letterarie si è aggiunto un tocco di contemporaneità: volevo che Mauro fosse figlio del nostro tempo, immerso nei dilemmi di chi lavora in contesti globalizzati, dove integrità e ambizione non sempre vanno d’accordo. 
Come in certi romanzi di Ian McEwan, la tensione non è solo negli eventi ma nella coscienza del protagonista. 

L’ambientazione sul Lago di Como è stata la cornice ideale per far emergere la sua duplicità: l’eleganza formale, specchio del suo ruolo professionale, e il paesaggio introspettivo, specchio delle sue domande esistenziali. 

Mauro Ferlasca non nasce come eroe d’azione né come detective di professione, ma come un uomo che deve negoziare, con gli altri e con sé stesso. È in questa contraddizione che trova la sua forza narrativa: nei silenzi studiati, nelle scelte ponderate, negli sguardi che rivelano più delle parole.

Commenti

Post popolari in questo blog

La genesi de "La villa sul lago"

Chi Sono